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Il Grande Cinema degli anni '70: Qualcuno volò sul nido del Cuculo

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Written by Valerio Del Croce   
venerdì, 17 agosto 2012

qualcuno-volc3b2-sul-nido-del-cuculo.jpgTratto dall’omonimo romanzo di Ken Kesey: “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, diretto da Milòs Forman nel 1975, merita senza nessun dubbio un tributo e un approfondimento essendo un’importante testimonianza di come il cinema possa essere grande spendendo pochissimo.

Trampolino di lancio verso una piena popolarità per molti attori del calibro di Jack Nicholson, Danny DeVito e Christopher Lloyd la pellicola dichiara in modo crudo, ma efficace, le violenze subite all’ interno degli ospedali psichiatrici di quell’ epoca e la repressione esercitata dal “sistema” verso  tutti coloro considerati diversi.

Il tema al centro di tutto è in realtà una grande metafora del mondo in cui viviamo: è pazzo lo squilibrato stesso o lo è chiunque la pensa differentemente da noi? La libertà e il suo fascino, quando non sono inseriti in un criterio di produzione “sociale”possono essere considerati follia? Queste gli interrogativi più interessanti su cui il film fa riflettere. Importante e significativa è inoltre la figura del Capo Indiano Bromden: fingendo la sordità si estranea da un mondo che non comprende fino in fondo e in un contesto diegetico  rappresenta lo spettatore che non interagisce mai e che può solo interrogarsi e osservare minuziosamente gli eventi.

In un momento storico fortemente costruito intorno a storie banali e ad effetti speciali quest’opera cinematografica rappresenta uno dei punti più alti nei livelli di comunicabilità allo spettatore.  Storia che essendo tremendamente drammatica e profondamente radicata nella nostra realtà, senza troppa presunzione, si inserisce nell’attualissimo tema della disumanizzazione dei nostri atteggiamenti.

Le nostre vite costrette a seguire schemi prefissati e produttivamente soddisfacenti sono molto più in gabbia, in realtà, di chi vive in un ospedale psichiatrico. Le cose più semplici come pescare (riferimento ad una delle scene più significative del lungometraggio) o il semplice comunicare sembrano inutili e superflue nella cosiddetta “logica” del sistema capitalistico, nel quale “ il diverso” è chiunque non sposi questo progetto. Un esempio? Gli indiani d’ America, quasi completamente sterminati, incarnati simbolicamente in questo film dal Capo Indiano Bromden.

Il tributo finale va comunque al grande Jack Nicholson che, con un’ interpretazione che gli è valsa l’ Oscar (il film ne ha presi ben 5 : miglior film, miglior regista, miglior attore protagonista Jack Nicholson, miglior attrice protagonista Louise Fletcher e infine miglior sceneggiatura), si impose definitivamente all’attenzione del  pubblico agli albori di una grande carriera.

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