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Tratto dall’omonimo romanzo di Ken Kesey:
“Qualcuno volò sul nido del cuculo”, diretto da Milòs Forman nel 1975, merita senza nessun dubbio un tributo
e un approfondimento essendo un’importante testimonianza di come il cinema
possa essere grande spendendo pochissimo.
Trampolino di lancio verso una piena
popolarità per molti attori del calibro di Jack Nicholson, Danny DeVito e Christopher Lloyd la pellicola dichiara in modo crudo, ma
efficace, le violenze subite all’ interno degli ospedali psichiatrici di quell’
epoca e la repressione esercitata dal “sistema” verso tutti coloro considerati diversi.
Il tema al centro di
tutto è in realtà una grande metafora del mondo in cui viviamo: è pazzo lo
squilibrato stesso o lo è chiunque la pensa differentemente da noi? La libertà
e il suo fascino, quando non sono inseriti in un criterio di produzione
“sociale”possono essere considerati follia? Queste gli interrogativi più
interessanti su cui il film fa riflettere. Importante e significativa è inoltre
la figura del Capo Indiano Bromden: fingendo la
sordità si estranea da un mondo che non comprende fino in fondo e in un
contesto diegetico rappresenta lo spettatore
che non interagisce mai e che può solo interrogarsi e osservare minuziosamente
gli eventi.
In un
momento storico fortemente costruito intorno a storie banali e ad effetti
speciali quest’opera cinematografica rappresenta uno dei punti più alti nei
livelli di comunicabilità allo spettatore.
Storia che essendo tremendamente drammatica e profondamente radicata
nella nostra realtà, senza troppa presunzione, si inserisce nell’attualissimo
tema della disumanizzazione dei nostri atteggiamenti.
Le nostre vite
costrette a seguire schemi prefissati e produttivamente soddisfacenti sono
molto più in gabbia, in realtà, di chi vive in un ospedale psichiatrico. Le
cose più semplici come pescare (riferimento ad una delle scene più
significative del lungometraggio) o il semplice comunicare sembrano inutili e
superflue nella cosiddetta “logica” del sistema capitalistico, nel quale “ il
diverso” è chiunque non sposi questo progetto. Un esempio? Gli indiani d’
America, quasi completamente sterminati, incarnati simbolicamente in questo
film dal Capo Indiano Bromden.
Il tributo finale va comunque al grande Jack
Nicholson che, con un’ interpretazione che gli è valsa l’ Oscar (il film ne ha
presi ben 5 : miglior film, miglior regista, miglior attore protagonista Jack
Nicholson, miglior attrice protagonista Louise Fletcher e infine miglior
sceneggiatura), si impose definitivamente all’attenzione del pubblico agli albori di una grande carriera.
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