Monte Porzio Catone
Sorge a 450 metri s.l.m. e conta circa 8.000 abitanti. È ragionevole pensare che i primi insediamenti siano provocati dalle guerre che avevano luogo sui vicini colli del Tuscolo.
Nei pressi del Paese, si trova Villa Mondragone una delle Ville Tuscolane più importanti, ora sede dell'Università di Tor Vergata.
Santo Patrono di Monte Porzio Catone: Sant´Antonino Martire (2 Settembre)
La storia
La collina che ospita il centro storico (451 m) fu certamente sede di una villa antica, testimoniata da murature in opera reticolata rinvenute sotto il Duomo e in diversi altri punti, probabilmente collegata con le strutture presso S. Antonino ed il Cimitero. Il sito, posto poco a valle della città di Tuscolo, poteva costituire un prezioso avamposto per il controllo del sottostante Agro Labicano e dell'ingresso alla Valle del Sacco. Già dall'VIII sec. è attestata una "Massa Porculis", appartenente al Patrimonio Labicano, forse però da riferirsi al sito più a valle ora denominato "Prataporci". Al 1068 risale la prima menzione di "Monte Porculo"; in occasione di una donazione dei Conti di Tuscolo della Chiesa di S. Antonino.
All'inizio del XII secolo compare per la prima volta la dizione di "Castrum Montis Porcii", cioè di sito fortificato, di proprietà del Monastero di S. Paolo, al quale apparterrà per i due secoli seguenti. Nel 1303 compare la dizione di "Castrum Montis Portii", più vicina a quella attuale. Alla fine del sec. XIV appare "inhabitatum", fino alla donazione papale del 1400 a Teobaldo Annibaldi, in funzione anti-Colonna: forse in quell'occasione venne di nuovo fortificato, ma nella seconda metà del secolo viene citato come "Castrum dirutum"; e quindi come "casale"; nel 1565 doveva consistere in un muro di cinta, una torre, ed un prato interno.
Nel 1569 il Cardinale Marco Sittico Altemps acquistò la vicina Villa Angelina, ove ospitò spesso Papa Gregorio XIII; questi, visionato lo stato disagiato dei pochi abitanti della collina, decise nel 1579, di far erigere una Chiesa Parrocchiale, dando inizio alla rifondazione del Borgo, che fu acquistato, tre anni più tardi, dall'Altemps insieme ai vasti territori di Montecompatri. Nel 1613, lo "Status Tuscolanus" passò in proprietà al Cardinale Scipione Borghese, che incrementò la colonizzazione del borgo e delle terre del feudo, divenuto tanto ampio e ricco da acquistare il titolo di Principato. Bisogna attendere ben due secoli di ininterrotto dominio Borghese per arrivare alla abolizione, almeno nominale, dei feudi. Nel 1872, dopo l'annessione al Regno d'Italia, all'originario nome fu aggiunto "Catone" per distinguerlo dall'omonimo centro nelle Marche.
La visita
Non ci sono prove dell'esistenza di mura urbane, ma la forma compatta dell'insediamento suggerisce che il borgo rifondato dall'Altemps abbia ribadito alcune persistenze del diruto Castrum. Del resto le mura tradizionali, che non avrebbero avuto senso nel tardo '500 per esigenze di difesa, furono sostituite da una sorta di mura "psicologiche", costituite dalla forma assunta dal Palazzo Borghese, che ingloba l'accesso principale al paese, sul modello dei castelli medioevali: non potrebbe esserci un'immagine - simbolo più esplicita di una rinnovata volontà di dominio seciale e fisico sulla popolazione, espressione di quella "rifeudalizzazione" operata dalle grandi famiglie gentilizie della Controriforma.
Le linee volutamente sobrie del Palazzo, forse opera dello stesso Rainaldi, orientano l'attenzione sul sistema portale-balcone, in pietra sperone, fulcro compositivo del programma architettonico e urbanistico corredato dai simboli araldici dei Borghese: il drago e l'aquila. La piazza antistante, completata dal dignitoso edificio scolastico e dalla fontana detta "Madama", coronata da una doppia fila di lecci, è un balcone affacciato sulla pianura, conclusa dalla linea continua dei Monti Tiburtini e Prenestini. La maglia viaria interna, che appare come un adattamento di uno schema progettuale precostituito ai condizionamenti delle preesistenze, si struttura su un asse viario che unifica il polo civico, il palazzoingresso, con quello religioso, il Duomo, attraverso una sequenza articolata di spazi, la piazzetta del mercato, la piazza Porzio Catone (che segna l'incrocio con l'altro asse urbano, perpendicolare al primo) e la piazza Duomo, sulla quale convergono più strade: è l'applicazione in tono minore di uno schema tipico dell'urbanistica barocca, quello del tridente, riscontrabile anche nei Castelli (Genzano, Albano) su scala più monumentale.
E proprio il tono sommesso e l'uniformità sono le caratteristiche del centro storico, formato dall'aggregazione estensiva di una tipologia edilizia rispondente ad un dignitoso standard abitativo. Le uniche emergenze dovevano essere il Palazzo e, soprattutto, il Duomo, che domina con la sua mole anche la visione esterna del paese. Opera di GirolamoRainaldi, che lo iniziò nel 1666 per volontà testamentaria di Papa Paolo V Borghese, venne a sostituire la Chiesa Parrocchiale fatta erigere da Gregorio XIII su disegno di Martino Longhi nel 1580, che sorgeva dove ora si accede alla Canonica. La notevole facciata, aggettante rispetto ai due Campanili laterali, presenta una rigida partitura di lesene in pietra sperone, che inquadrano specchiature in laterizio. L'interno, a croce greca, stupisce per l'ampia spazialità. All'altare maggiore, una grande tela di Gioacchino Brandi evoca la fine della pestilenza ai tempi di Gregorio I; agli altari laterali sono collocate le tele di S. Domenico e S. Caterina da Siena di Guglielmo Borgognoni e di S. Antonio da Padova di Ciro Ferri. La chiesa venne riconsacrata un secolo dopo la sua costruzione dal Gardinale Duca di York, come ricorda l'iscrizione posta sulla facciata interna. Il secondo luogo di culto è l'Oratorio di S. Antonio, del 1769, in Via Cesare Battisti, con un quadro di Gaetano Lapis, sede dell'omonima Confraternita.
Passeggiando per il centro storico, colpisce la misura equilibrata dei rapporti fra strade ed edifici, segno di una impostazione urbanistica tuttora apprezzabile; misura purtroppo venuta meno in occasione di alcune ricostruzioni postbelliche, come nella Piazza del Duomo. Nell'uniformità del tessuto residenziale si segnalano il Palazzo Statuti, che ospitò Paolo V in visita a Monteporzio, il settecentesco Palazzo Ricci-Moscatelli, affacciato verso la pianura, e quel che resta del Collegio Inglese, con cortile interno a pilastri: era un insieme di edifici che costituivano la sede estiva del Collegio, Così come per il Collegio Clementino, in adiacenza al Palazzo Borghese.
Sono da notare ancora la Gappella della Madonna della Speranza e due significative iscrizioni: la prima su un modesto fabbricato utilizzato dal Duca di York come Conservatorio per ragazze nubili di modeste condizioni, in Via Verdi, I'altra che ricorda la visita di Papa Leone XII nel 1827, in Piazza Porzio Catone, caratterizzata dal popolare monumento al Garibaldino, del 1883.
Tuscolo
L'antica città sorge nel punto più avanzato dell'orlo del cratere del Vulcano Laziale verso la piana del Tevere, una posizione ideale per il controllo del territorio: Roma a valle, e i due principali assi di comunicazione verso la Campania, la Via Labicana a nord e la Via Latina a sud. Se la tradizione ne attribuisce la fondazione a Telegono, figlio di Ulisse e Circe, la realtà archeologica conferma una frequentazione del sito fin dall'età del brónzo (fine II millennio a.C.); ma è dal VII sec. che gli Etruschi (da cui proviene, evidentemente, il nome) la eleggono come punto strategico in pieno territorio latino, e vi mantengono a lungo una notevole influenza, visto che Tarquinio il Superbo vi si rifugia dopo la sua cacciata da Roma.
Con la battaglia del Lago Regillo (499 a.C.) ed il patto di alleanza fra città latine e Roma, Tuscolo perde importanza, riacquistandola molto più tardi, dalla fine dell'età repubblicana, come centro amministrativo e di attrezzature pubbliche e religiose di un territorio investito dal diffondersi delle Ville Suburbane che in gran numero e spesso di dimensioni grandiose, segnano le salubri e verdeggianti pendici dei Colli Albani, spesso modificandone profondamente il paesaggio con ampi terrazzamenti artificiali. Esaurita la grande stagione delle ville, la cittadina, grazie alla sua posizione dominante, mantiene continuità di vita sino a riacquistare, dal secolo IX un ruolo centrale come sede della più potente famiglia baronale della Campagna Romana, i Conti di Tuscolo, che per quasi tre secoli, dominano la scena politica della stessa sede papale, esprimendo ben cinque pontefici.
L'esercizio eccessivo di tale dominio genera infine un crescente odio dei Romani verso la famiglia e la rocca che ne è il simbolo; circostanza che spinge i Tuscolani a schierarsi con il partito imperiale, grazie a cui trovano una momentanea protezione e la memorabile quanto effimera vittoria nella battaglia di Monteporzio (1167); ma una volta lasciata al suo destino, e nonostante un estremo tentativo di mediazione di Alessandro III, che si impossessa della rocca soggiornandovi a lungo, Tuscolo viene definitivamente rasa al suolo dal popolo Romano il 17 aprile del 1191, con azione tanto accanita che il sito viene da allora coperto dall'oblio, facendo persino perdere cognizione dello stesso nome. Fonte di curiosità per tutto il '500, la scoperta di Tuscolo e l'identificazione del sito con l'antica città avviene a partire dall'Ottocento con i primi scavi compiuti da Luciano Bonaparte, volti esclusivamente alla ricerca di opere d'arte per il mercato antiquario: I'esito è così soddisfacente che egli stesso cita in una lettera il deposito di ben 14 casse di sculture! La passione dei suoi successivi proprietari, Maria Cristina di Sardegna e il Principe Borghese Aldobrandini, e la competenza del Biondi e del Canina, che ne dirigono gli scavi, rimediano in parte alle devastazioni del Bonaparte e proseguono le ricerche nei siti di maggiore evidenza: la targa marmorea posta sulla sommità del teatro ne suggella l'opera, ricordando la visita di Papa Gregorio XVI nel 1839. Particolarmente notevole è l'opera grafica del Canina, di rilevamento della città e dei suoi monumenti, anche se integrata da ricostruzioni ipotetiche o arbitrarie. Purtroppo le tante opere d'arte rinvenute sono disperse fra i più importanti musei del mondo, e l'unica collezione unitaria è ospitata nel Castello di Agliè, presse Torino.
Poche le ricerche condotte da allora, intervallate da lunghi periodi di spoliazione e di abbandono. Negli ultimi anni, l'acquisto del terreno da parte dell'XI Comunità Montana e la ripresa degli scavi su base scientifica pongono finalmente l'esigenza della realizzazione di un Parco archeologico protetto e organizzato.
L'itinerario di visita qui descritto tocca ovviamente, con sommaria descrizione, solo i siti più notevoli, alcuni dei quali (versante sud e Rocca) appartenenti al Comune di Grottaferrata.
La città, che si svolge tutta su una stretta dorsale, si struttura con una parte bassa ed una parte alta (Acropoli, poi Rocca), organicamente mediate dal complesso Foro-Teatro, con alcune balze secondarie verso sud utilizzate come necropoli, ed è contornata da un fitto tessuto di ville suburbane, in cui si inseriscono gli episodi monumentali dell'Anfiteatro e del santuario extraurbano. Si consiglia di iniziare la visita presso l'area di ristoro, immettendosi nella Via basolata che funziona da unico asse urbano. A valle, dall'altro lato della strada moderna, si può scendere all'Anfiteatro, costruito in opera quadrata di tufo ed opera mista, cioè in laterizi con specchiature di opera reticolata, nel II sec. d.C., in parte internato e fortemente degradato. Sul lato a valle la strada prosegue nella cosiddetta Via dei Sepolcri, mentre continuando a monte si incontrano sulla destra le imponenti strutture della cosiddetta Villa di Tiberio, in realtà grande Santuario, edificato nell'attuale forma all'inizio del II sec. d.C., inglobando strutture precedenti. Forma un enorme terrazzamento artificiale, la cui fronte verso valle, ora in gran parte crollata, doveva costituire un elemento davvero impressionante, la cui vista doveva colpire da grande distanza; sono ben conservate alcune delle concamerazioni della serie interna e parte del eorridoio centrale, mentre di quella esterna rimangono enormi blocchi di crollo disposti sul pendio, che concorrono a formare uno scenario di tragica bellezza. Proseguendo sulla strada, si giunge ad un pianoro ove, sulla destra si apre un ampio panorama sulle verdeggianti pendici, la valle Latina, il Monte Cavo, fino al mare, che offre una chiara visione della conformazione del Vuleano. Il successivo salto di quota corrisponde al sito della porta principale della città murata, entro la quale le tracce affioranti dal manto erboso indicano edifici non scavati; in corrispondenza del punto terminale della strada asfaltata, ove sorgeva la cosiddetta "Casa del Custode", già ornata di sculture, poi distrutta da incuria e vandalismo, si notano profondi tagli nella roccia, indizio di costruzioni scomparse. Si arriva all'ingresso dell'area del Foro, vasto piazzale lastricato delimitato da portici, che ha sullo sfondo la Cavea del Teatro. Prima di proseguire, deviando sulla sinistra, si imbocca una strada basolata che, uscendo dalla cinta urbana, ne costeggia un lungo imponente tratto in opera quadrata, fino alla Cisterna Arcaica, singolare costruzione con pseudo-cupola a forma ogivale, che alimentava una fontana, ora ridotta a resti informi.
La strada si inoltra nel bosco in direzione di Camaldoli, toccando numerose costruzioni appartenenti a ville e cisterne. Tornati verso il Teatro, lo si raggiunge attraverso uno splendido basolato; il monumento più celebrato della città risale al I sec. a.C. ed è addossato alla collina retrostante su cui sorge l'Acropoli; ne rimane il primo ordine della cavea e parte della scena; totalmente scomparso il secondo ordine che doveva scavaleare la strada che, sulla sinistra, sale verso l'Acropoli. Alle spalle del Teatro, una grande cisterna a più navate, il crollo delle cui volte lascia intravedere la maglia dei pilastri. Salendo verso la rocca, cinta a sua volta da poderose mura di cui si intuisce l'allineamento, si incontrano tracce continue di edifici, in parte antichi, in parte medioevali, sino al punto più alto (m. 675), segnato da una grande Croce eretta nel 1933, sul sito probabile di un tempio e della Rocca dei Conti di Tuscolo. L'ampiezza dei panorami e la straordinaria suggestione dell'ambiente non può non evocare quegli avvenimenti lontani e terribili conclusi con tanto accanimento distruttivo.
Tutte le pendici del Tuscolo sono dense di resti, spesso di difficile lettura; si segnalano, tra gli altri, un sepolcro detto "Cappello del prete", sulla sinistra della strada che conduce a Monteporzio, a mezza costa, ed un notevole complesso con vari ambienti ed un lungo muro in opera poligonale, che si raggiunge proseguendo un sentiero che parte dall'Anfiteatro e costeggia sulla destra la cosiddetta "Valle Cicero".
Ville
È questo il più ampio e ricco sistema di dimore delle grandi famiglie Romane, sorto fra il secolo XVI ed il successivo, spesso su antecedenti strutture di ville antiche, confermando con un secondo grandioso ciclo una costante vocazione del territorio tuscolano. Le maggiori si trovano nei Comuni di Frascati (Falconieri, Aldobrandini, Lancellotti, Sora, Torlonia), di Grottaferrata (Muti, Grazioli) e Monteporzio (Mondragone, Parisi) e sono per la maggior parte private o sedi di Istituzioni. La visita non è sempre agevole ed occorre rivolgersi all'Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo del Tuscolo, a Frascati. Il percorso qui seguito comprende altri punti di interesse e complessi di natura diversa come l'Osservatorio e l'Eremo di Camandoli.
Villa Vecchia
Fu costruita come residenza rustica da Giovanni Ricci da Montepulciano che la vendette a Ranuccio Farnese nel 1562; questi, ultimata la costruzione, la chiamò Villa Angelina, in quanto Cardinale di S. Angelo, nel 1567 gli eredi la rivendettero al Cardinale Marco Sittico Altemps, che la ampliò avvalendosi dell'opera del Vignola. Divenuta troppo piccola per ospitare la Corte Pontificia, l'Altemps decise di edificare una residenza più degna nei terreni a monte. Distrutta nell'ultima guerra, è stata ricostruita secondo un modello alquanto lontano dall'originale. Sul retro, è un bel tratto di strada basolata.
Villa Mondragone
La più grande delle Ville Tuscolane nacque dunque dall'esigenza dell'Altemps di ospitare il Papa Gregorio XIII Boncompagni nelle sue frequenti visite. Nel 1573 ebbero inizio i lavori diretti da Martino Longhi il vecchio, sul luogo di una grandiosa Villa Romana attribuita ai Quintili. La prima costruzione corrisponde al corpo centrale del lato a valle, consistente in un blocco rettangolare che si sviluppa intorno ad un grande salone a doppia altezza, poi detto "degli Svizzeri", ai cui lati sono due ali residenziali simmetriche e due logge, quella detta "Comune" a monte e quella detta "Segreta" a valle.
Quattro anni dopo il Cardinale fece costruire un secondo edificio, la "Retirata", ora inglobato nell'ala opposta del fabbricato. Venne così a costituirsi un organico complesso immerso nel verde, formato dalla Villa Angelina, da allora detta "Vecchia" e dai due nuovi edifici. Il nome di Mondragone deriva dal drago Boncompagni, in onore al Papa che in questa villa emanò la bolla di Riforma del Calendario Giuliano, sostituito dal Gregoriano nel 1582. Caduto nel disinteresse degli eredi del Cardinale, il complesso venne comprato nel 1613 dal Cardinale Scipione Borghese, nipote di Papa Paolo V, che, con l'acquisto dell'adiacente villa Taverna, compose il "Burghesianum", straordinario sistema di ville inserito nello "Status Tusculanus", vastissimo territorio unificato dalla proprietà Borghese.
Sul disegno del Vasanzio, il Casino Altemps venne allora inglobato in una fabbrica ben più grandiosa, un quadrilatero che arrivò ad annettere la "Retirata" creando un vasto cortile interno, cui era adiacente l'ampio giardino all'italiana, concluso a valle con un portico e a monte con un "Teatro d'acqua". Ampi terrazzamenti mistilinei, con al centro la Fontana dei Draghi, furono realizzati sul fronte verso Roma.
Tramontato il periodo d'oro, con la scelta definitiva da parte di Urbano VIII Barberini di Castel Gandolfo quale sede estiva dei Papi, il complesso, divenuto troppo dispendioso, decadde e visse fasi di abbandono fino al 1865 quando venne acquistato dai Padri Gesuiti che ne fecero sede di un rinomato Collegio, provvedendo ad alcune modifiche dell'impianto realizzate dal Busiri Vici nel 1929. Dopo il nuovo recente abbandono la villa è stata acquistata dalla II Università di Roma, Tor Vergata, che ne sta conducendo il restauro.
Seppure affuscate dalle alterazioni e dal degrado, lo splendore della villa appare ancora in tutta la sua evidenza, dal viale d'ingresso piantato a cipressi nel '700, allo scenografico terrazzamento segnato dalle bizzarre colonne, al maestoso cortile che prelude al portico d'accesso: ovunque dominano il caldo calore della "pietra sperone" e gli emblemi dei Borghese, il drago e l'aquila. Delle decorazioni interne rimangono tre sale della "Retirata" (Sala della caccia, dell'Orlando Furioso e delle Battaglie), probabile opera del fiammingo Cornelius de Witte, la Cappella di S. Gregorio, la Cappella del S.S. Sacramento, la sala detta "delle Cariatidi", da cui la vista spazia mirabilmente verso Roma. Un crescendo di intensità accompagna il visitatore al Giardino Segreto, attraverso il portico, fino al teatro d'acqua, con al centro la Fontana della Girandola, che l'attuale restauro sta ricomponendo nelle sue linee originarie.
Villa Taverna, Borghese, Parisi
Il Cardinale Taverna acquistò dagli Altemps un terreno adiacente Villa Angelina e sottostante Mondragone, e diede inizio alla costruzione della Villa nel 1604, avvalendosi dell'opera di un architetto, rimasto ignoto, che ripetè il tema del quadrilatero disposto attorno al salone centrale a doppia altezza, sperimentato da Martino Longhi. Nel 1615 il Taverna vendette la proprietà a Scipione Borghese, che compose così il grandioso complesso Borghesiano, il cui accesso monumentale, il cosiddetto Portale delle Armi, doveva costituire il punto d'arrivo di un grande viale di congiunzione con Roma, mai realizzato. Autore del Portale e di un notevole ampliamento della villa fu Girolamo Rinaldi, architetto dei Borghese, che racchiuse il corpo centrale con due ali laterali formanti due ampi cortili e, sul retro, un ninfeo ad esedra abbracciato da due rampe che conducono al Parco e al Giardino all'Italiana. Nel '700 vennero modificate le ali al pianterreno sulla facciata, a formare due portici con semicolonne bugnate e sovrastanti loggiati.
Le sale del piano nobile presentano un ricco apparato decorativo, il cui ciclo più importante è quello settecentesco, opera in gran parte dei fratelli Valeriani (Sala delle Festa, Loggia, Sala della Caccia), di I. Heldman, detto il Bavarese, autore delle fantasie paesaggistiche, della galleria delle Statue, dell'Eremitorio e della Galleria del Pergolato, nonché del Polacco T. Kuntze, che decorò la Sala delle Colonne. Un secolo più tardi un secondo ciclo completò l'apparato decorativo con ulteriori paesaggi e con la Sala da pranzo, con il motivo illusionistico di personaggi della famiglia Borghese affacciati ad una balaustra.
Barco Borghese
Di fronte al portale d'ingresso di Villa Mondragone, ve ne è un altro che immette nel vasto spiazzo, ora incolto, con una bella fontana in pietra sperone, detto "Barco", già recinto di animali, poi pomario, parte integrale del Burghesianum. Il terrapieno, inclinato di 45° rispetto all'asse ottico costituito dal viale dei cipressi, corrisponde al terrazzamento di una villa antica di cui restano le impressionanti costruzioni in tutta la parte ovest: più di cento ambienti in opera cementizia, coperti a volta, alcuni dei quali mantengono l'originario parametro in opera reticolata o mista, con singolari rinforzi in opera laterizia.
È probabilmente il più vasto complesso di costruzioni praticabili che sia giunto, quasi intatto, fino a noi. L'ingresso è dal lato dei casali cinque-seicenteschi che si addossano al terrazzamento, testimonianza dell'attività agricola del feudo Borghesiano. Ai margini apposti dell'ampio uliveto sottostante, si scorgono i ruderi di due edifici poggianti su resti di antiche cisterne, appartenenti al fondo di S. Marco, ora entrambi in rovina.
Osservatorio Astronomico
In questo itinerario, dirigendosi verso Monteporzio, un interessante intermezzo alle tipologie residenziali è costituito dall'Osservatorio, edificio dalla notevole mole di stampo piacentiniano, realizzato poco prima dell'ultima guerra e mai entrato in funzione in quanto tale, a causa del progredire del chiarore delle luci della città nel dopoguerra. Doveva ospitare strumentazione ottica di fabbricazione tedesca, direttamente, e certo non disinteressatamente, donato da Hitler a Mussolini per assicurarsi l'espansione in Italia dell'industria tedesca.
L'edificio sorge sul sito di una grandiosa villa antica, di cui sono visibili gli imponenti terrazzamenti a valle, con avancorpo in opera mista formante una serie Xdi nicchioni, detti "Le Cappellette"; dalla villa, ehe dovette appartenere a Matidia Augusta, suocera di Adriano, provengono numerose sculture, destinate alle Collezioni Borghese. L'osservatorio ospita anche una esposizione permanente di strumenti ottici ed astronomici, comprendente 4 tavole astronomiche incise su lavagna, opera notevole del 1636 di A. Kircher. È previsto l'allestimento di un Museo di Astronomia. All'interno della proprietà posta di fronte ai propilei dell'Osservatorio, si può visitare una grande cisterna facente parte di un'altra villa antica.
Villa Lucidi
La settecentesca villa della famiglia Lucidi sorge su un articolato sistema di cisterne che dovevano rifornire una villa antica di grande ampiezza, appartenuta ai Vinicii, che si estendeva al di là dell'attuale strada, in località "I Tavolacci"; qui nella vigna sono riconoscibili alcuni ambienti, fra cui una cisterna su cui si fonda il casaletto, ed un avancorpo in opera reticolata.
La villa passò nel 1754 ai Padri Somaschi, quindi al Collegio Clementino, infine ospitò il Convitto Nazionale Emanuele II. Ora è sede del Centro di Formazione e di perfezionamento per il personale del Ministero della P.I..
Variamente alterata per adeguarla alle nuove funzioni, rimane il bel fabbricato centrale dal sobrio ed elegante disegno, coronato dalla caratteristica sopraelevazione.
Si notino i due portali affrontati sulla strada, presso i quali sorge la seicentesca Cappella di S. Antonie, già S. Maria del Tavolaccio.
Va notato infine che dalla zona provengono numerose sculture antiche fra cui la Leda col Cignio della Galleria Borghese.
Villa Gammarelli
In bella posizione, sul poggio prospiciente Monteporzio, sorge questa villa del tardo ottocento, ultimo esempio di questa tipologia storica nel territorio. È inserita in un parco in cui sono evidenti i resti di una grande villa antica, fra cui un bel tratto d'opera poligonale. Le forme neoclassiche sono ancora riconoscibili nelle finestre a timpano e nel cornicione a mensole, ora molto deteriorato. La villa infatti, dopo essere stata sede di un istituto, è stata trasformata in scuola ed in seguito abbandonata. Ne è previsto il recupero per l'utilizzazione a Museo del Tuscolo.
Eremo di Camaldoli
Sulla strada che conduce al Tuscolo sorge l'eremo di S. Romualdo, fondato nei primi anni del '600 per consentire all'ordine dei Camaldolesi di disporre di una sede nei pressi di Roma. Vi si accede mediante un bel viale di pini, che conduce ad un piazzale su cui convergono la Chiesa, in posizione assiale, ricostruita nel 1772, e gli altri edifici comunitari, l'infermeria, il refettorio e la foresteria; su un ripiano superiore, si dispongono in ordinata simmetria le celle, ciascuna organizzata con quattro ambienti ed un piccolo orto. Il rigore e la sobrietà delle linee architettoniche e l'ordinata disposizione planimetrie, degli edifici ben si accompagna allo spirito del luogo. Nella Chiesa si possono ammirare "La visione di S. Bartolomeo" sull'Altar Maggiore, di Antiveduto Grammatica, del 1620, "Il riposo nella fuga in Egitto", di Carlo Saraceni, del 1606, "La morte di S. Pier Damiani," della scuola del Grammatica, "S. Ippolito carceriere convertito da S. Lorenzo", di Antonio Gherardi, del 1670, ed i notevoli stucchi in bassorilievo, settecenteschi, di Tommaso Righi. Si ricorda che la visita è consentita ai soli uomini.
Il complesso sorge su una villa antica appartenuta ai Furii, il cui sepolcro, presso il recinto, fu oggetto privilegiato di numerose incisioni.
Con il patrocinio del Comune di Monte Porzio Catone
Attività commerciali Monte Porzio Catone
Architetto - Studi di Progettazione IM - Arch. Ioli Marco
Via Monte Ciuffo Superiore, 15Tel. 06.943.40.352 Fax 06.944.7397
Arte Cultura - Gruppo Amici del Presepe
Piazza Duomo n. 18Tel. 069447445 Fax 069447445
Articoli Etnici Africani - Zawadi
Via G. Matteotti n. 9Tel. 06/9449828 Fax 06/9449828
Articoli orientali candele articoli da regalo - La Fenice di Casale Giovanna
Via Cavour n. 10Tel.069449436
Audio Video Agenzia Spettacolo - Olomix
Via Frascati, 84Tel. 06.940.15.151
Audiovideo - bernabei Marco Florideo
Piazza Porzio Catone, 14Tel.069448793 Fax.069448793
Enoteca - Cantina Cerquetta
Via Fontana Candida, 20Enoteca Cerquetta.
Vendita diretta al pubblico di prodotti enologici locali e regionali.
Ricercatezze Gastronomiche locali e regionali.
Confezioni Regalo - Cesti Natalizi - Corsi di Abbinamento Vino&Cibo
Tel 06/9424147
Fotografo - Photofantasy
Via Roma, 24Tel.06/9448240 Fax.06/9448240 
Hotel - Villa Vecchia ****
Via Frascati, 49Tel. 06 94.34.00.96
Musica - Mario Oliva
Via I Maggio, 8Musica per Pianobar
Musica - Superband '83
Banda Musicale Comunale M.P.C. - tel/fax 06/944.73.28
Musica - The Clap Music Studio
Via Vittoria, 16Tel. 06/9449225 Cell. 349/6123885
Onoranze funebri - Onoranze funebri Fioravanti s.n.c.
Piazza del Duomo, 15Tel. 06.9448000 cell. 3398256988
Ristorante - Cantina Romoletto
Via Giuseppe Verdi, 25Tel.06/9449495 Fax.06/9447063 
Ristoranti - Il Monticello
Via Romoli, 27Tel. 069449353
Subacquea - A.C.S Minerva SUB
Via Mamiani, 11Cel. 368.484679
Trattoria Pizzeria - Dai Fratelloni Cacio & Pepe
Via Pilozzo, 3Tel.: 06 9449172
Cell.: 347 86.71.489
Vivaismo, bulbose, piante geofite ornamentali - Floriana di Christian Shejbal
Via Silio Italico n. 20Tel. 06 9447769 Fax 06 9447768
Numeri telefono Monte Porzio Catone
Associazioni e Comunità
Amici del Presepe Piazza Duomo 18 - Tel.: 06 9447445 - Email: gianlucaminucci@tiscali.it
Confraternita SS Sacramento Piazza Duomo, 18 - Tel.: 06 9447445
Biblioteche e Musei
Biblioteca Comunale Via Costagrande, 18 - Tel.: 06 9447528
Pronto Intervento
Carabinieri Via Giuseppe Verdi, 35 - Tel.: 06 9449002
Croce Rossa - Tel.: 06 9447388
Enel (segnalazione guasti) - Tel.: 803 500
Gas e acqua (guasti) - Tel.: 800 900 999
Servizi Pubblici
Enel (distribuzione servizi clienti) - Tel.: 800 900 800
Farmacia Costanzo Via Frascati, 19 - Tel.: 06 9449657
Farmacia Di Carlo (Via Frascati, 11) - Tel.: 06 9447655
Farmacia Subrizi Via Monte Porzio, 13 - Tel.: 06 9449010
ISPESL (Istituto Superiore Prevenzione e Sicurezza sul Lavoro) Via Fontana Candida, 1 - Tel.: 06 94181
Municipio Via Roma, 5 - Tel.: 06 942831 - Tel.: 06 9428320 - Fax: 06 9447471
Osservatorio Astronomico Via Frascati, 33 - Tel.: 06 9428641 - Sito: www.mporzio.astro.it
Ufficio Postale Via Frascati, 21 - Tel.: 06 9449096
